SECONDA PARTE- QUINTA PUNTATA

Tinello Sacchetto Scarpa Russo Cervo Corazza Meloni Targa Mosca Merlo
Dolore alla mano, è giusto, è naturale che mi fermi un po'; è naturale che prenda fiato, come è giusto che prenda fiato questa mia storia, nata e cresciuta in un'inevitabile apnea.
San Gimignano, l'alba sta prendendo a gomitate il buio della notte, e mi sa proprio che anche questa volta la spunterà.
Come detto sono qui ad aspettare che apra il Palazzo Ducale.
Il negozio di telescopi continua a farsi vedere con la sua maledetta insegna di BENVENUTI NELLO SPAZIO.
Ora dopo ora, inesorabilmente si spegna una lettera in più.
Se ne sono andate la Z, la B e poi ancora la U...
Una lenta agonia. Chissà quali lettere sopravvivranno alla fine di tutto...
Alla fine di tutto sopravvivrò anch'io?
La mattina è vicina, l'aria si tinge di frizzante caricandosi di umidità che, probabilmente poi si tramuterà in una sprezzante afa; la mia schiena ha bisogno di essere sollecitata nel modo più naturale che conosce: la camminata.
San Gimignano dorme, ed è bello poter ascoltare il silenzio delle foglie che si aggrappano ai rami di alberi protesi verso il crinale della collina.
Camminando ripenso alla strada che mi ha portato fin qua in alto.
Mi Ritornano in mente quei momenti successivi alla consegna di quella chiavetta usb a quegli strani individui di fronte casa mia.
Mentre mi riempivano di botte fuori da quella auto strana, di sicuro non sarei riuscito a pensare a che punto sarebbe giunta la fantasia della vita.
In quei momenti, ricordo che credevo che comunque la storia fosse evoluta, in qualche modo sarei riuscito a trovare una soluzione finale; ma adesso... adesso sento che non può esserci un nodo in questo gomitolo, nessun vicolo segreto, nessun asso nella manica.
La chiavetta usb era nelle mani di quel mio nemico, ma io in cuor mio ero tranquillo.
Tranquillo, mentre mi riempivano di pugni, perché prima di tutto in mano avevo la mia seconda parola trovata, e poi perché mi ritornava alla mente tutto ciò che avevo fatto prima di incontrare il mio “famigerato” nemico.
Pugni e pensieri.
Dopo lo scontro con annesso messaggio sul sacchetto-airbag, dopo aver detto-Scappiamo- a Mirca, dopo aver percorso qualche metro di corsa mi era balenata un’idea pazza nella mente che di sicuro ha cambiato il corso delle mie vicende ma che non capisco se in meglio o in peggio.
L’idea era semplice, stupida e ignorante: come me.
Però era pur sempre un’idea.
Cominciavo a capire che in questa storia non potevo permettermi di farmi trascinare dagli eventi ma dovevo manovrare ogni gesto ponderando ciò che facevo...e allora misi in ordine le idee.
Primo: perché facevo tutto questo? Semplice –mi rispondevo- per trovare mia madre, e per proteggere il segreto di mio padre.
Secondo: chi mi stava perseguitando? Risposta meno semplice: Un uomo che era già in possesso di Lampo e con quella piccola dose ha costruito questo tranello fatto di dieci parole per ottenere la formula.
Terzo: perché costui mi faceva girare così tanto, quando in teoria poteva prendersi con la forza la chiavetta? Non lo sapevo.
E via così con il quarto quesito e il quinto, sesto settimo...fino a quando... arrivato a casa mia con Mirca, tutto trafelato e scosso, presi subito il pc e vi inserii la chiavetta usb.
Finalmente, la vedo! -pensavo alla formula- mentre Mirca si appoggiava sulle mie ginocchia per osservare lo schermo.
Sentivo le sue ossa sui miei muscoli mentre cliccavo col mouse per aprire l’unico file contenuto nel dispositivo... cominciai involontariamente ad appoggiare le mani sui suoi fianchi mentre la clessidra di Windows mi segnalava che dovevo aspettare...lei si girò e mi fissò con gli occhi preoccupati e ansiosi che sono in dote solo ad alcune ragazze mentre dietro di lei vidi chiaramente cosa conteneva il file.
-Eccolo...
Lei si girò...l’attrazione finì in un secondo e se ne andò come una nuvola portata via dal vento.
Formule.
Chimica, matematica e quindi fisica.
18 facciate, di formule.
Poche, pochissime parole scritte in piccolo... non un indicazione, non un messaggio: era chiaramente tutto frutto di uno scienziato puro.
E io che me ne faccio di questo?-
Questo mi chiedevo in quegli istanti.
E me lo chiedo anche adesso, durante la mia passeggiata: Cosa mi serve tutta questa mia strana storia da narrare?
Ma la passeggiata non può esistere se non viene proseguita, quindi è meglio che smetta di ragionare e che accompagni il ricordo qui a S. Gimignano con i passi regolari di questa lieve discesa.
-Cos’è questo?
Mirca mi aveva chiesto con un suo insolito coraggio, dopo aver letto la strana formula.
-E’ un segreto.
Dissi quelle parole stringendola ancora di più con le mie mani, mai così sicure.
-E’ un nostro segreto.-Dissi poi sorridendo.
Lei sorrise.
Mi ricordo cha la mia idea si era presentata chiara da subito nella mia testa. Si articolava in tre semplici passi:
A- Duplicare il file di mio padre.
B- Modificare il suo originale
C- Conservare le copie in un luogo sicuro.
Diciamo che le prime due fasi si dimostrarono molto semplici: i cd vergini che avevo in casa mi vennero in aiuto e creai subito due copie del file; per quanto riguarda la modifica sul file della chiavetta usb, pensai che bastasse attuare qualche modifica qua e là solo per creare un po’ di scompiglio senza togliere le sembianze di formula che possedeva.
Cancellai qualche tratto di una formula, sostituii qualche esponente alla seconda elevando tutto al cubo e scambiai due variabili tra di loro.
Quella copia avrei consegnato al mio nemico, sicuro del fatto che se avesse accettato la mia chiavetta probabilmente non era veramente lui il mandante di tutto.
Il ragionamento era semplice: se egli aveva la possibilità, con Lampo, di visualizzare tutte le possibili combinazioni dei miei comportamenti come avrebbe potuto non prevedere quel mio comportamento?
Pensai che fosse un modo per tutelarmi.
Se costui avesse per caso accettato subito la mia chiavetta, sicuramente non sarebbe stato lui il mio nemico, ma solo uno di quei “Tanti” che cercavano Lampo.
C-Conservare le copie in un luogo sicuro.
Questo fu il compito a mio avviso più arduo.
Dove riporre le mie ultime speranze di conservare intatte le conoscenze di mio padre?
Facevo questi ragionamenti mentre tenevo ancora sulle ginocchia Mirca, sentivo il suo respiro e i suoi occhi puntati sui miei...fu in quell’istante che presi la strana decisione.
Fu guardando i suoi bellissimi occhi, desiderando di baciarla, bella com’era di una bellezza troppo selvaggia per essere espressa e troppo vera da essere imitata; che decisi di affidare tutto a lei ed al suo popolo.
-Prendi questi cd, Mirca e portali al tuo campo... digli che li conservino per me, e digli che mi fido di loro.
-Ma...
-Dopo se vuoi potrai tornare qui. Io ti aspetterò.
-Cosa devo dire a loro?
-Devi solo dire la verità: questo è un nostro segreto e va tenuto alla lontana da tutti, fuorché da noi. Dì loro che saranno pagati per questo.
In verità non avevo molti soldi...ma parlare di cifre spesso aiuta.
-Poi però Mirca, torna qui...Eh?
Non disse nulla.
Mi sorrise. E mi baciò.
La passeggiata mi ha rigenerato, qui a S. Gimignano.
La schiena si è rilassata e la mano anche.
Penso si ora di tornare a scrivere, il palazzo Ducale aprirà...ma è ancora presto.
E allora via, qui davanti a BENVENUNTI NELLO SPAZIO.
Dove eravamo rimasti?
Io. Preso a pugni e calci. Ed in mano quell’oggetto che tanto mi aveva affascinato nell’auto.
Era un portachiavi.
A forma di scarpetta.
Appesa allo specchietto retrovisore di quella macchina maledetta.
Tinello Sacchetto Scarpa Russo Cervo Corazza Meloni Targa Mosca Merlo
Scarpa. L’avevo individuata subito.
La stringevo forte, così forte che quando mi risvegliai solo in mezzo al prato e vidi Mirca -che nel frattempo aveva già compiuto il suo dovere portando le copie del file nel suo campo- poco lontano che mi fissava, io tenevo ancora in mano la mia scarpetta.
Il mio piano aveva funzionato.
Il tipo nella macchina e i suoi due scagnozzi... non erano loro il mio vero nemico. Avevano accettato subito la mia chiavetta tranello. Probabilmente, anzi no...sicuramente nel piano del rapitore di mia madre c’era proprio quell’incontro, c’era quella macchina, c’era quella scarpetta.
E infatti... avevo la mia seconda parola.
Sanguinavo, gemevo dal dolore...ma avevo la scarpa! Cominciavo ad essere una cosa sola con la mia storia.
Guardai il portachiavi, era normalissimo: non una scritta in particolare, non un segnale...
Ma possibile...?
Cominciai a scoraggiarmi,quando sentii che dentro alla scarpa vi era qualcosa di rigido.
In pochi secondi capii tutto.
Un altro indizio, un altro viaggio.
Dentro alla scarpa vi era... alla prossima puntata.