SECONDA PARTE- SECONDA PUNTATA

Tinello Sacchetto Scarpa Russo Cervo Corazza Meloni Targa Mosca Merlo
SECONDA PARTE-ECCO LA PRIMA PUNTATA

PRIMA PUNTATA
Sono qui, adesso.
Ed è già tanto capirlo.
Ciò che vi ho raccontato prima non è solo che la radice di un albero che da qui adesso mi sembra un baobab- sì un baobab- di intricate connessioni.
Sono qui, adesso con un quadernino in pelle tra le mani.
Voglia di raccontare, tanta. Come potrei non averla?
E allora giù a scrivere- ma per chi poi? Non lo so- scrivere che in fondo tutto è cambiato, ma tutto è ancora tremendamente lo stesso.
Sono qui, adesso, ed un lampeggiare fastidioso dà ritmo a questa mia scrittura su questo foglio.
Io seduto su questo freddo marciapiede.
E quel lampeggiare.
Un neon. BENVENUTI NELLO SPAZIO.
Così c’è scritto. Alcune lettere non si accendono, altre sono quasi agli sgoccioli. E’ un negozio che vende telescopi.
Se non l’avessi visto non avrei neanche creduto alla sua esistenza. Ma lui c’è, qui. E ci sono anch’io.
Io e quel neon. Io e lui; io, lui e il buio.
Ogni volta che si accende, scrivo, quando si spegne respiro.
Luce- scrivo ; Buio, respiro.
Buio.
Così semplice. Magari fosse tutto così semplice, qui a S. Gimignano.
Sono arrivato qui da poco, dopo un lungo viaggio che non finiva mai- una lumaca-proprio una lumaca mi sembrava di essere con la mia macchinina in autostrada, vedendo sfrecciare le BMW al mio fianco.
Anche le lumache arrivano prima o poi. E la mia lumaca si è arrampicata su per la schiena del colle che porta qui a S. Gimignano . La città delle torri.
Ora, capisco, il salto che da quell’ufficio di mio padre ( il suo assassinio, la foto di mia madre...) porta a San Gimignano - tranquillo paese toscano- è abbastanza grande e incomprensibile, ma provo a spiegarlo brevemente.
Certo è difficile, impossibile dimenticare quelle parole. Quelle altre dieci parole da seguire.
Mi ricordo ancora tutto chiaramente. L’odore che governava l’aria in quell’ufficio era talmente forte che le mie narici non si monderanno mai.
E quel sangue. E quel battere forte del mio cuore.
Tutto ricordo.
Mi credevo alla fine del mio viaggio- a dir la verità, già abbastanza bizzarro- e invece no. Era solo l’implacabile inizio di una più incredibile trama.
E come un tamburo le dieci parole che quel bastardo assassino mi aveva lasciato come “Risarcimento” per la morte di mio padre, mi rimbalzano ancora tutte in testa.
Le rivedo anche adesso. Al ritmo di questo neon fastidioso che mi pressa.
Tinello...
Il neon si accende.
Sacchetto
Il neon si spegne.
Scarpa
Si accende
Russo
Si spegne
Cervo
E via così
corazza
meloni
targa
mosca
merlo
Tutte queste parole.
Incomprensibili. Matte. Puttane.
In un secondo le si capisce, si trova un nesso che le leghi...e poi? Tutto svanito. Dieci parole. Dieci isole nella mia mente.
Tutte mi hanno martellato negli ultimi due anni, contorcendo la mia stessa anima, facendomi crescere dentro come non avrei mai voluto.
Perché mi trovo ora a S. Gimignano?
È una storia lunga.
Ma non esistono storie così lunghe da non essere raccontate.
Partirò da quel pomeriggio, in cui capii molte cose.
E proverò a spiegare come mai ora sono qui fuori ad aspettare che apra il palazzo Ducale qui a San Giminiano.
Proverò a spiegare questa mia cicatrice sul volto.
Proverò a spiegare perché il mio più grosso nemico in questo istante è rappresentato da un bambino non ancora nato, perché sono riuscito a bruciare 100.000 euro, perché...
Proverò a spiegare perché dopo tante disavventure sono non riesco ancora a capire perché il mondo gira in questo modo così assurdo.
La penna viaggia.
Il neon lampeggia. BENVENUTI NELLO SPAZIO.
Come era stato difficile uscire da quell’ufficio quel giorno. Nella mia testa rimbombavano tutte le dieci parole che mi avevano portato fino lì, sentivo il loro passo sulla mia mente e ricordavo il loro percorso. E poi quel video, la vera storia di mio padre, lo strano composto LAMPO, il tradimento di Marta e quella penna usb che tenevo in mano, che doveva conservare tutto il segreto che in una vita intera mio padre era riuscito a partorire.
Alla fine da quell’ufficio ero uscito. Appena misi fuori la testa mangiai letteralmente l’aria che mi stava attorno come fosse acqua fresca.
Però, piano- cominciavo a dirmi.
Lì dentro c’è un morto. Assassinato. E vicino al corpo c’è la foto di tua madre imprigionata, e peggio ancora ci sono altre dieci parole.
Merlo, Tinello, Sacchetto...Russo. cominciavo già a ripeterle in modo ossessionante nella mia testa.
Un morto.
E cosa si fa con un morto?-
Chiamare la polizia?-
E che gli dico?-
“Guardi io sono il figlio del signore là dentro, sono Denis, sono finito qui perché ho seguito il percorso di dieci parole prese a caso..- no! Non mi avrebbe creduto nessuno.
In tasca poi avevo la formula di Lampo. Se mi avessero chiesto spiegazioni?
No. Sicuro. Evitare la polizia.
E allora che fare?
Il dubbio mi contorceva come se fossi stato uno scoglio arreso alle forze di un mare di enigmi.
E fu lì che presi una decisione che ancora adesso non so spiegarmi.
Scappare.
Otto lettere. Solo otto. Milioni di possibilità.
In otto lettere l’infinito.
E io aprii quell’infinito.
Lo feci velocemente. Nella mia mente. Ne tirai fuori un luogo solo.
Otto lettere, l’infinito e poi un luogo solo, tutto in un attimo.
Ed è da questo luogo che comincia la mia incredibile nuova storia.
E quel neon, ancora, non vuole smetterla. BENVENUTI NELLO SPAZIO
Scappare. Da tutto e tutti.
Fu camminando che,in quello strano giorno, trovai il posto che mi avrebbe accolto in quei giorni successivi alla tragedia avventurosa di mio padre.
Io, la formula di Lampo, le Dieci parole lasciate dall’assassino di mio padre, la voglia di trovare mia madre e tanti dubbi in corpo; questo fu tutto quel che portai verso sera nel mio primo rifugio.
Era buio, mi addentrai in una piccola strada, recintata solo da erbe che mi arrivavano al ginocchio.
Silenzio.
Poi; una lingua incomprensibile, nel buio si rivolse a me, e diverse mani mi bloccarono.
Preso!
E' SOLO L'INIZIO...ALLA PROSSIMA PUNTATA