mercoledì 16 dicembre 2009
SECONDA PARTE- SECONDA PUNTATA

SECONDA PUNTATA
Tinello Sacchetto Scarpa Russo Cervo Corazza Meloni Targa Mosca Merlo
Ladri.
Accatoni.
Zingari.
Sporchi, brutti, nomadi.
In una parola Rom.
Chi mai andrebbe a rifugiarsi in un campo Rom? Nessuno.
Proprio per questo lo scelsi.
Fu proprio così. La prima mia ambizione fu quella di fuggire la normalità.
Forse perchè pensavo di dover fuggire, forse perchè avevo paura, tentai di ingannare LAMPO.
La sostanza inventata da mio padre, agiva come un accrescitore delle facoltà mentali e di conseguenza doveva anticipare i miei calcoli.
Ma se io non avessi agito in modo razionale?
Lampo sarebbe stato in grado comunque di prevedermi?
Certo, quella sostanza utilizzata dall'assassino di mio padre, doveva aver spinto quel vigliacco a scrivermi quelle dieci parole.
Ma perchè seguirle? Dove mi avrebbero condotto le parole?
Era una trappola?
Avrei trovato comunque mia madre?
Quante domande avevo in quei momenti che accompagnarono il mio arrivo al campo rom; adesso qui a S. Gimignano, di fronte al neon BENVENUTI NELLO SPAZIO, tutto mi sembra più chiaro. Tutto.
Tornando a quei momenti, ormai distanti nel tempo, ricordo che la prima persona che vidi chiaramente in quel campo Rom, non appena una luce di una lampada ebbe disteso una coltre di luce sui volti, fu una ragazza.
Mirca.
Bellissima. Aveva i capelli color del fango e gli occhi erano di una profondità insondabile.
Mi guardava, come fossi un alieno.
Come fossi uno zingaro.
Altre persone mi trattenevano per le braccia. Avevano braccia robuste, maschili; mi voltai- li vidi in volto- sorrisero con alcuni denti d'oro.
Avevano capito che ero innocuo.
Ad un tratto uno, che doveva essere il capo, disse.
-Chi se'?
Risposi alla sua domanda. Poi lui..
-Che vuoi? Perchè sei così pazzo da venire in mezzo ai Rom? Non sai che ti mangiamo?
Risero tutti. Io un po' meno.
-Ho bisogno di nascondermi, per un po'.
-Ah piccolo delinquente...(Mi sembrava impossibile! mi ero preso del delinquente da lui)
-No. Non sono un delinquente...
-Dicono tutti così.
Il nostro dialogo proseguì alcuni minuti, e man mano che le parole entravano nell'aria la tensione tra noi si scioglieva, poichè scoprimmo che nessuno voleva niente dall'altro.
Beh non proprio...niente.
Io avevo solo bisogno di un nascondiglio, lui...ecco lui in cambio una cosa la voleva.
Soldi.
Ovviamente quelli.
Dove non arrivano le lingue degli umani, arriva inesorabile e spietata l'omogeneità della lingua che non parla: il denaro.
Non avevo un soldo.
Mi disperai tra me e me:-Come cazzo hai fatto a non portare via soldi con te?-
Lo zingaro disse di nuovo:
-Tu hai soldi per restare?- Il suo tono era ospitale ma nascondeva minacce che forse erano da colte da me erroneamente.
-Non ho niente... ti chiedo scusa. Ma non starò qui molto...-Parlavo guardando un punto in alto a destra.
-Al massimo un paio di giorni.Per favore.-
Lo zingaro si consultò con i compagni con una serie di sguardi compiuti con movimenti rapidi delle pupille nerissime.
Poi arrivò ad una conclusione...
Guardai Mirca quando me lo disse:
-Elemosina! Anche tu. Domani. Capire?
Dovevo portare loro un po' di soldi. Tutto qui. Loro mi avrebbero tenuto tra loro.
Io.
Elemosinare.
Sorrisi alla loro proposta.
Ma che c'era di male? A parte l'odore strano che aleggiava in quel posto avevo trovato persone più disponibili che in altri posti insospettabili.
Lì non mi chiesero nulla, non vollero sapere da dove venissi, il mio nome, la mia dichiarazione dei redditi...nulla.
Strana la vita.
Passai la notte nel loro campo.
Mentre mi rotolavo in coperte color giallastro, provavo a ripetermi quelle strane dieci parole che dovevo affrontare.
Quale sarebbe stata la prima? Dovevo seguire io le parole o sarebbero arrivate loro?
Nella notte sentivo chiaramente gli uomini del campo russare nella stessa lingua in cui russano gli Italiani.
-Facciamo ordine.
Parlavo tra me e me.
-Per prima cosa devo proteggere il segreto di mio padre. La formula di LAMPO, deve rimanere al sicuro. Poi devo trovare mia madre, assolutamente.
Avevo la chiara certezza che l'organizzazione che mi aveva dato la caccia fino a quel momento mi avrebbe prima o poi ritrovato... anche Marta...naturalmente.-
Parole d'odio mi salivano alla bocca finchè dalla piccola finestra delle Roulotte grigia in cui dormivo vedevo lampeggiare delle luci dalla mattina.
Luci come quelle che ora ho qui davanti BENVENUTI NELLO SPAZIO.
Sorrido, mentre sto scrivendo questa mia storia perchè mi viene in mente la mia faccia, là a quel semaforo trafficato, io e Mirca ad aspettare qualche spicciolo dal mondo.
Mi avevano truccato: cappellino in testa, vestiti larghi con una specie di foulard verde, scarpe rotte.
Puzzavo.
Ero un Rom. L'elemosina mi aspettava.
-A posto.-
-Vattene! Ladro!-
-Tiene, va la', vai e stai zitto.-
-Eh basta con questi Marocchini...-
Queste furono le prime frasi che mi accolsero ai miei primi tentativi al semaforo.
Queste frasi e due euro e sette centesimi.
In quel momento, mi assalì uno di quei pensieri che spesso attaccano nelle persone nell'agire:
-E se stessi sbagliando tutto? Magari sto solo perdendo temp...-
Non feci in tempo a pensare la fine della frase che fui colpito da un suono stridente che mi rese sordo, per un secondo.
Un incidente. lì, in quel momento.
Non fermarsi col rosso può essere fatale.
Accorsi come tutti gli stronzi curiosi che si appassionano ad un incidente.
Lo spettacolo era inquietante.
Sangue e silenzio rumoroso.
Silenzio delle persone, frastuono delle sirene che cominciavano a giungere.
Fu in quell'onda di sirene-quasi fossi un Ulisse un po' particolare- che io mi concentrai solo in un punto. Un punto che mi fece capire che non avrei potuto fuggire dal mio destino.
La prima delle Dieci Parole sotto i miei occhi.
-Si comincia...-
Sì...furono queste le prime parole che pensai quando...
ALLA PROSSIMA PUNTATA
BUONE FESTE
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
0 commenti:
Posta un commento