lunedì 22 marzo 2010

SECONDA PARTE - SESTA PUNTATA


Tinello Sacchetto Scarpa Russo Cervo Corazza Meloni Targa Mosca Merlo

“Il signor Luntini è pregato di recarsi con urgenza al deposito bagagli”

Mi alzai di scatto dalla sedia.

Gente di corsa, gente in attesa, carrelli che scivolano su un ghiaccio fatto di pavimento, una bambina che si rivolge al padre e dice:-Papà, ma farà paura?-, una carta in mezzo al salone ignorata da tutti e pestata da nessuno.

Queste cose vidi io in un secondo.

Ricordo benissimo le mie sensazioni, le potrei numerare con le dita della mia mano.

Girai la testa più volte. Avevo forti dolori al collo ed al costato.

Mancava ancora un paio d’ore.

Mi ero addormentato su quella sedia così scomoda, senza accorgermi di nulla...la stanchezza si faceva sentire, e con quella anche tutta la serie di botte che mi avevano dato i due bastardi di prima.

Aeroporto.

Quella era stata la mia parola, la mia primissima parola, dopo aver letto ciò che era stato inserito nella scarpetta che avevo ottenuto.

Ero stato picchiato, insultato e lasciato cadere...ma tutto ciò non aveva impedito alla mia curiosità di esaminare quella strana scarpetta.

Una moneta. E un foglietto.

Erano incastrati in maniera quasi chirurgica all’interno della scarpetta

...Una moneta...e un foglietto.

Cosa si guarda per prima?

Beh, mi sembra ovvio...il foglietto.

Era scritto a macchina e l’inchiostro delle lettere aveva lasciato delle macchie evidenti sul foglio.

“N. 2

Hai capito che ci sono altri che cercano? Evitali. E corri verso i miei indizi. Tua madre è qui...non rimane molto tempo.

Tower of London
London
EC3N 4AB”

Come sempre erano parole malate, di una persona che voleva giocare con me; parole che rimbalzavano nel vuoto della mia paura.

Chi rinchiudeva mia madre, aveva previsto in modo meticoloso anche quella intromissione di quelle persone strane al volante di quella strana macchina. Tutto ciò mi inquietava.

Aveva previsto tutto così bene da inserire proprio in quella macchina il mio secondo indizio.

Domande mi salivano alla mente...

Ma se il mio nemico conosceva tutti i miei passi, se aveva previsto già tutto con l’utilizzo di Lampo...perché si ostinava a farmi giocare con le dieci parole? Non poteva semplicemente appropriarsi della formula senza farmi girare così tanto?

Voleva giocare con me.

Ma chi erano allora quelli a cui avevo dato la formula sbagliata?

Probabilmente altra gente che voleva appropriarsi di Lampo, e lo faceva in modo grossolano. Mio padre mi aveva avvertito di questo...e ora misuravo sulla mia pelle la pressione che aleggiava sulla scoperta di mio padre.

Dentro la scarpa un foglietto e... una moneta.

La giravo tra le dita ormai da un minuto, mentre leggevo il foglietto, sospirando...ma non sapevo minimamente di che moneta si trattasse.

La tenevo in mano anche lì in quegli istanti d’attesa in aeroporto.

La prima volta che la guardai vidi solo tre lettere U N D.

La fina di una parola semplice e inequivocabile: POUND.

Una sterlina. Un foglietto con un indirizzo per Londra.

Il messaggio era chiaro. Dovevo recarmi nella città della pioggia e del Tamigi. Alla ricerca delle altre parole...

“Il signor Luntini è pregato di recarsi con urgenza al deposito bagagli”

Mirca, all’aeroporto, era appoggiata con la testa allo schienale della poltroncina in rete nera ed era intenta ad osservare un mondo per lei così nuovo.

Era all’aeroporto, ma sapeva di non poter partire con me.

Sia per il fatto che non poteva abbandonare la sua gente per me, così all’improvviso; sia per il fatto che non voleva incidere sul mio esile bilancio...ma anche e soprattutto perché non possedeva documenti.

Invisibile. E si sa, l’uomo per volare ha bisogno di documenti... oggi l’unica cosa che vola in modo invisibile è l’aria.

-Io vengo con te...

A casa, dopo aver letto il foglietto lei aveva cominciato questo strano discorso...Voleva assolutamente accompagnarmi.

-Ma...non serve a niente.. mi posso arrangiare. Tu torna a casa Mirca.

-Devo seguirti.

-Perché?

Non aveva risposto. Ricordo che piano, aveva abbassato gli occhi sul suo petto. Al ritmo del mio battito di cuore lei alzava e abbassava la sua testa con piccoli scatti. Stava piangendo.

-Che fai? Vieni qui...su...

Ricordo che il mio primo istinto era stato quello di prenderla tra le mie braccia...avevo il suo respiro addosso al mio petto.

Eravamo sul divano, color panna.

Stretti sempre più, l’uno tra le braccia dell’altro...sentivo la sua figura tra le mie mani, rilassarsi sempre più, fino ad abbandonarsi sul mio corpo.

Il bacio fu una naturale conseguenza di quel momento; tutti e due impauriti, tutti e due feriti, tutti e due soli...

Dopo il bacio venne ciò che solo il divano ora può raccontare.

Lo ricordo bene, lo ricordo bello, lo ricordo estraneo...estraneo alla nostra situazione, estraneo a me, estraneo a lei così diversa da me, estraneo a quello che mia madre voleva che venisse fatto su quel divano.

E fu così che, una volta rivestiti, ci eravamo prefissati come unica destinazione l’aeroporto.

In tasca avevo il foglietto, la sterlina, i miei documenti -e per miracolo- la carta di credito di mia madre...trovata nella sua borsa...

Dopo un’ora avevo già il biglietto per l’aeroporto di Gatwick.

“I passeggeri del volo Hg9856r sono pregati di recarsi all’imbarco.”

-Tornerò presto, Mirca. Te lo prometto.

-Non tornerai. Lo sento.

Mi guardava con occhi taglienti, che sapevano penetrare le mie difese. Per questo cambiai discorso.

-Corri a casa, dalla tua famiglia. E stai attenta. Non ti lascerò sola.

“L’aereo imbarcherà al gate 14...”

- Denis...io...ho paura

- Mirca...fidati di me... questi vogliono me...non te. Non devi aver paura.

“I signori sono pregati di mettersi nel seguente ordine: Per primi i passeggeri di prima classe...

-Torna presto.

-Contaci Mirca.

La baciai.

Fu così che partii per Londra, in mano poche certezze, un indirizzo, una sterlina, una madre da ritrovare.

Avevo lasciato tutte le formule di mio padre ad un campo rom, avevo lasciato a terra la ragazza che in quel momento rappresentava tutto per me...e partivo per l’ignoto.

Dal gate, sopraelevato rispetto al resto dell’edificio, riuscivo a malapena a scorgere ancora tra la folla fuori il viso di Mirca. Era spaesata ed intenta ad osservare il tabellone delle partenze.

Sorrisi nel vedere la sua ingenuità. Aspettava che il mio aereo andasse via.

La vedevo ancora in mezzo a tutta quella gente; attorno aveva la confusione...ma lei non se ne accorgeva. Attorno aveva persone di ogni tipo...ma non badava a loro.

Guardava il tabellone.

Io guardavo lei.

E fu un attimo, un brevissimo attimo quello che diede modo ai miei occhi di vedere ciò che mi lasciò senza fiato.

Era dietro di lei.

Era accompagnata da due uomini.

Era Marta. La mia prima nemica...continuava a seguirmi.

Di nuovo lei.

In un batter d’occhio, con fare gentile...invitò Mirca a spostarsi da lì e a seguirla da qualche parte. Mirca, troppo ingenua per questa queste cose la seguì...

Sparì. Come la mia voce incapace di urlarsi.

ALLA PROSSIMA PUNTATA

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